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Studi di settore: depotenziata la valenza probatoria degli indicatori di normalitÓ economica

Il comma 3-bis dell’art. 15 del D.L. 02/07/2007, n. 81, conv., con mod. dalla L. 03/08/2007, n. 127 definisce la valenza probatoria degli indicatori di normalità economica - relativi agli studi di settore - di cui all’articolo 1, comma 14, della legge n. 296 del 2006 (finanziaria per il 2007), ai fini dell’accertamento. Tali indicatori hanno valore di presunzione semplice (1) e i contribuenti che dichiarano ricavi o compensi inferiori a quelli che deriverebbero dall’applicazione degli indicatori non sono soggetti ad accerta enti automatici e, in caso di accertamento, spetta all’ufficio motivare e fornire elementi di prova per gli scostamenti riscontrati.
Dunque, il comma 3-bis dell’articolo 15 in esame comporta l’inserimento dei commi 14-bis e 14-ter nel corpo dell’articolo 1 (unico) della legge n. 296 del 2006 (finanziaria per il 2007).
Il nuovo comma 14-bis dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2007 stabilisce la valenza sperimentale degli indicatori di normalità economica approvati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze; si prevede altresì che i maggiori ricavi, compensi o corrispettivi desumibili dall’applicazione dei predetti indicatori costituiscano presunzioni semplici.
In base al nuovo comma 14-ter dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2007, i contribuenti che dichiarano un ammontare di ricavi, compensi o corrispettivi inferiori rispetto a quelli desumibili dagli indicatori di normalità economica non sono soggetti ad accertamenti automatici.
In ogni caso, qualora si proceda all’accertamento, l’onere di fornire la prova degli scostamenti rilevati grava sull’amministrazione finanziaria.
Pertanto, con l’inserimento nell’ultima finanziaria dei due commi sopra illustrati, il comma 3-bis dell’articolo 15 del decreto in commento ha definito la valenza probatoria quale presunzione semplice dei maggiori valori risultanti dall’applicazione degli indicatori di normalità economica approvati con Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 20 marzo 2007, come modificato dal D.M. 4 luglio 2007 (pubblicato nella G.U. n. 161 del 13 luglio).

In base a quest’ultimo D.M.- volto a recepire l’esito delle trattative tra il Governo e le categorie interessate oltre che le indicazioni recate dalla mozione di maggioranza approvata nella seduta del Senato del 26 giugno 2007, n. 177 – gli accertamenti di cui all’art. 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, non possono essere effettuati nei confronti dei contribuenti che dichiarano ricavi o compensi in misura non inferiore al livello minimo risultante dalla applicazione degli studi di settore che tengano conto degli indicatori di normalità economica approvati con il D.M. 20 marzo 2007 o, se di ammontare più elevato, al livello puntuale di riferimento risultante dalla applicazione degli studi di settore senza tenere conto degli indicatori medesimi.
Si specifica inoltre che il livello della congruità coincide con il livello minimo di ricavi o compensi risultante dalla applicazione degli studi di settore che tengano conto degli indicatori di normalità economica approvati con il D.M. 20 marzo 2007 o, se di ammontare più elevato, con il livello puntuale di riferimento risultante dalla applicazione degli studi di settore senza tenere conto degli indicatori medesimi.

Secondo la relazione tecnica del Governo, “nell’ipotesi in cui il livello di riferimento ai fini della congruità è rappresentato dal ricavo/compenso minimo derivante dall’applicazione degli indicatori, sarà l’ufficio accertatore a motivare l’avviso di accertamento fornendo ulteriori elementi probatori per avvalorare i maggiori ricavi o compensi derivanti dall’applicazione dei predetti indicatori di normalità economica”.
Altresì, “qualora l’ammontare dei ricavi o compensi accertati sulla base degli studi di settore non sia influenzato dai maggiori importi derivanti dall’applicazione degli indicatori di normalità economica, nessun ulteriore onere probatorio è posto a carico dell’ufficio”.

Nota (1) — Le presunzioni sono le conseguenze che la legge (presunzioni legali) o il giudice (presunzioni semplici) trae da un fatto noto per risalire ad un fatto ignorato. Le presunzioni semplici - per avere valenza probatoria - devono essere gravi, precise e concordanti.

La presente scheda è tratta dalle “schede di lettura provvedimento” dei Servizi Studi Parlamentari (Schede di lettura del Servizio Studi del Senato n. 179 del mese di luglio 2007) .

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